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Il ruolo della droga nel sistema bancario mondiale

In una lunga intervista per l’EIR Onlineal nostro segretario generale Andrew Spannaus, il dott. Antonio Costa, dal 2002 al 2010 direttore generale dell’Ufficio Nazioni Unite per la lotta alla droga e al crimine (UNODC), offre una visione dall’interno del modo in cui i ricavi del traffico internazionale delle droghe abbiano contaminato il sistema bancario mondiale.

Durante la sua lunga carriera il dott. Costa ha avuto l’occasione di concepire regole pensate per impedire questo crimine, ma ha visto esplodere il fenomeno del riciclaggio del narco-denaro, mentre il settore bancario globalizzato faceva saltare i sistemi di regolazione bancaria previsti dai governi nazionali.

Il nostro connazionale divenne famoso nel gennaio 2009, qualche mese dopo il crac del sistema bancario transatlantico, quando in un’intervista per il settimanale austriaco Profil sostenne che esistono enormi flussi di denaro provenienti dal mercato globale delle droghe, assorbiti dal sistema bancario proprio per salvare le banche dagli effetti del collasso dei mercati interbancari.

Nella sua intervista per l’EIR, il dott. Costa risponde alle domande sul riciclaggio del denaro dei trafficanti e sui modi di contrastarlo. Egli sottolinea l’importanza dello stato nazione e critica fortemente il movimento di legalizzazione delle droghe. Ne paragona la tendenza ad una sorta di nuova Guerra dell’Oppio, e auspica il ripristino delle regole bancarie stabilite della Legge Glass-Steagall, che considera importanti anche se insufficienti per affrontare il problema.

La visione del dott. Costa è forse meglio rappresentata dalla sua risposta ad una domanda sull’ipotesi che la crisi finanziaria abbia offerto “alle associazioni criminali una possibilità di depositare i propri denari, o alle banche di raccattarne di più”.

Ha risposto: “La penetrazione del settore finanziario da parte del denaro di origine criminale è stata così forte e diffusa che sarebbe forse più corretto dire che non è stata la mafia a cercare di penetrare il sistema bancario, bensì è stato il settore bancario alla ricerca di capitali – compreso il denaro proveniente dal crimine – non soltanto in forma di depositi, ma anche di acquisizioni di azioni e, in taluni casi, di posti nei consigli di amministrazione”.

L’intervista integrale è disponibile, in lingua inglese, nel numero dell’EIR Online di questa settimana.

http://www.movisol.org/12news088.htm

Hanno le banche abbondantemente attinto ai soldi del narcotraffico nella crisi finanziaria del 2008? 

Secondo le ricerche dell’Ufficio Onu contro le droghe e il crimine (ONUDC), l’anno scorso milioni e miliardi di dollari sono passati dal mercato delle droghe al sistema finanziario. I proventi della criminalità internazionale sono stati per le banche “in molti momenti, l’unico capitale d’investimento contante“, disponibile, ha detto il direttore di Onudc, Antonio Maria Costa al giornale britannico Observer.

In seguito al fallimento di Lehman Brothers del 15 settembre 2008, il cosiddetto mercato interbancario (attraverso cui gli istituti si riforniscono reciprocamente di denaro) si è trovato improvvisamente all’asciutto. Ed è qui che sarebbero entrati in gioco i soldi della droga – l’Onu calcola che sia un mercato da 300 miliardi di euro l’anno.

Le banche hanno reagito con cautela alle affermazioni di Costa, il quale non ha fatto i nomi di Stati o istituti di credito beneficiari di soldi illeciti perché, sostiene, il suo organismo ha il compito d’individuare i problemi, non d’accusare. Nel frattempo la situazione “è molto meno pesante” di alcuni mesi fa, ha concluso: i mercati finanziari sono in ripresa e le banche riescono più facilmente a ottenere i capitali di cui necessitano senza dipendere dal denaro di dubbia provenienza.

http://droghe.aduc.it/notizia/soldi+della+droga+hanno+salvato+banche_114607.php

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